Welcome

Che tu sia capitato qui per caso o su invito, sono lieta di poterti accogliere!

Questo è un blog nato per contenere esercizi di scrittura. Una specie di agenda di lavoro o, meglio, un archivio pubblico.
Quello di cui ho bisogno è un luogo dove archiviare storie e racconti che mi permetta di non accantonare, di non sfuggire a quello che la mia mente crea oggi, per quanto queste idee possano sembrarmi sciocche e scontate.
Un luogo in cui ritrovare e analizzare con occhio critico quello che ho scritto e scriverò nel corso del tempo, un luogo in cui esercitarmi con regolarità senza accampare scuse.
Ma, soprattutto, è uno spazio che spero mi costringa ad abituarmi a non rinchiudere in un cassetto quello che creo, che mi faccia confrontare con altri sul mio lavoro, perché una storia non esiste mai completamente senza qualcuno che la legga.

Non sempre posterò racconti completi, anche se vorrei che fossero la base di questo blog. La mia intenzione è anche solo quella di inserire progetti in fase di studio, lavorazioni incompiute, idee sulle quali mi piacerebbe basare storie future, analisi di lavori passati.

Tutto questo per cercare di migliorare la mia scrittura e me stessa.

lunedì 9 gennaio 2017

gennaio 09, 2017 - , No comments

Esercizio 03 - Tempo 40 minuti

bosco autunnale


Per il post di questa settimana ho deciso di fare un semplice esercizio di descrizione. Mi sono chiesta se fosse possibile scrivere qualcosa senza che nella storia ci siano avvenimenti, così ho preso un'immagine casuale e ho cominciato a raccontare quello che mi faceva venire in mente, cercando di incentrare tutto il lavoro sulle descrizioni. Non posso dire che sia il mio post migliore, sicuramente non è quello che più mi piace, ma ammetto di essermi rilassata molto a scriverlo.

Erano diverse ore che camminava, spingendosi sempre di più verso l'interno del fitto bosco. La luce filtrava appena tra le fronde, ma riusciva comunque ad illuminare il sottobosco, accendendo delle sfumature del fuoco il terreno coperto di foglie.

venerdì 30 dicembre 2016

dicembre 30, 2016 - ,, No comments

Kahara dei Neyphilim

Kahara

Quando la trovai, era poco più che uno scheletro.
Riversa a terra in una pozza di fango e sangue, con il corpo freddo, la spalla sinistra dislocata e le ossa delle gambe rotte in più punti. Sembrava solo uno dei tanti cadaveri lasciati a marcire dai Dogh’ur prima della fuga.
Gran parte della pelle del busto era coperta da un reticolo di cicatrici tanto fitte quanto sottili, ben visibili nonostante fosse estremamente pallida. Molte lacerazioni erano ancora aperte e il sangue colava dai genitali e dalla bocca socchiusa. Aveva segni così evidenti di emorragie interne che riuscii a stupirmi, quando mi accorsi del sibilo lieve che le usciva dalle labbra.
Non capii mai cosa mi spinse a chinarmi su di lei per controllare se fosse ancora viva, avevo abbandonato come morti corpi in condizioni migliori.

lunedì 19 dicembre 2016

dicembre 19, 2016 - ,, 2 comments

The right answer

Anche oggi propongo qualcosa di leggero (😂), un lavoro che abbiamo cominciato a introdurre durante l'ultima lezione di Scrittura Creativa. Il compito era quello di iniziare un racconto che contenesse i primi tre passaggi del "Viaggio dell'Eroe": il MONDO ORDINARIO, il RICHIAMO ALL'AVVENTURA e il RIFIUTO DELLA CHIAMATA. Mentre sono passaggi abbastanza semplici da riconoscere in racconti fantasy o di azione, credo che sia molto più difficile gestirli in storie realistiche, per questo ho deciso di scrivere il post di questa settimana basandomi su queste due indicazioni: l'esercizio che abbiamo svolto in classe e un argomento che per me non è così immediato. Non so se sono riuscita nel mio intento, lascio giudicare a voi.

Alice beveva all'angolo del bancone di finto noce del bar, sola e in silenzio. In quel momento per lei non esisteva niente e nessuno, se non il bicchiere di vetro e il suo contenuto ramato dal profumo di frutta matura e vaniglia. Era al suo quarto giro e probabilmente aveva già speso più di quanto avrebbe dovuto, ma questa volta non le bastava il rum da quattro soldi che comprava solitamente al supermercato in fondo alla via.
Questa volta la faccenda era seria.

martedì 13 dicembre 2016

dicembre 13, 2016 - ,, No comments

TAROT - The Tower


Sedeva a gambe incrociate, con la schiena dritta e gli occhi chiusi. Il suo respiro era profondo e regolare, la sua mente silenziosa. Sembrava quasi dormisse, uno di quei sonni profondi e senza sogni che si dice benedicano le notti dei santi.
In verità, chiunque avesse sentito parlare di lui lo avrebbe considerato molto più simile a un demone. Chi avesse avuto la sfrontatezza di guardarlo in volto, poi, avrebbe visto nei suoi occhi la stessa apatia che regnava nel suo cuore, e chi avesse ascoltato i suoi discorsi, con tutta probabilità, avrebbe rabbrividito di fronte alla sua freddezza, considerandolo un sanguinario, un uomo pericoloso e crudele.
Come sempre, però, la realtà è più complessa di quello che sembra.

Grosse gocce di pioggia cominciarono a cadere dal cielo grigio, pizzicandogli la pelle con la loro frescura ristoratrice. Il suo corpo rimase immobile, la sua mente sgombra, ma tutti i suoi sensi cominciarono a ridestarsi, richiamati alla vita.

mercoledì 7 dicembre 2016

dicembre 07, 2016 - ,, No comments

Esercizio 02 - Tempo 2 ore

Questa volta ho deciso di provare a scrivere qualcosa di diverso.
Sto facendo molta fatica a trovare una storia horror interessante per il compito del corso di sceneggiatura, così ho cercato entrare un po' nello spirito del genere, anche se non sono sicura di esserci riuscita. Inizialmente la storia doveva essere qualcosa di completamente diverso, ma ha deciso di comporsi un po' per i cavoli suoi e io le ho lasciato piena libertà di espressione.
Ringrazio un amico per avermi dato una buona idea per giocare con i tempi verbali, visto che avevo programmato di scriverla tutta al presente ma non ci convinceva. Così mi soddisfa sicuramente di più!

Ansimai per la paura e la lunga corsa, con i polmoni che bruciavano e la gola secca che pizzicava ad ogni respiro. Appoggiata al muro del vicolo, nascosta dai cassonetti dell'immondizia, mi tenni il fianco dolorante con una mano, pregando di aver seminato il pazzo con il coltello che mi aveva bloccato fuori dalla stazione della metro.

Era un periodo difficile in ufficio, molti collaboratori si erano licenziati a causa del mancato rinnovo del contratto di lavoro. Io ero una delle poche ad essere rimaste, visto che non potevo permettermi di rimanere senza uno stipendio. Facevo straordinari su straordinari mentre cercavo un'altra occupazione, attendendo risposte che non arrivavano mai. Nell'ultima settimana ero rimasta chiusa nello studio dalle dieci alle quindici ore al giorno e anche quella sera non ero riuscita ad uscire prima delle 22:00.
Quando finalmente raggiunsi l'entrata della metropolitana, sbadigliando per la stanchezza, uno sconosciuto mi bloccò il passaggio, trascinando la gamba destra.